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Fucoxantina da Alga Wakame per il peso corporeo

Oggi ci occuperemo di un carotenoide un po’ particolare in quanto non contenuto in un vegetale terrestre (siamo infatti abituati a collegare i carotenoidi alle carote o tutt’al più alla zucca) ma bensì donatoci da particolari “abitanti marini”: la Fucoxantina.

13/11/2013 |
proprietetà opinioni e funziona la fucoxantina Il suo nome, composto dall’ unione delle parole di origine greca phycos (alga) e xantòs (giallo), svela la provenienza di questa molecola a molti sconosciuta ma ben nota al mondo orientale per le molteplici proprietà, le alghe appartenenti alla classe delle Feofite conosciute più comunemente come alghe brune. E’ infatti questo pigmento naturale di colore giallo bruno (tecnicamente una xantofilla) che sovrapponendosi al verde della clorofilla, comunque sempre presente anche in buona parte dei vegetali marini, conferisce il tipico colore bruno a queste alghe, ma soprattutto permette a queste ultime di “fotosintetizzare” anche alle profondità alle quali queste piante abitualmente vivono (6-12m ma possono crescere agevolmente fino ai 30 m.).
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Vediamo come "funziona" la fucoxantina

Queste alghe, presenti solo di recente anche nei nostri mari (ma solo come specie contaminanti, in particolare nell’Adriatico), sono invece molto diffuse al largo delle coste della Corea e del Giappone, dove da millenni rivestono un ruolo importante anche nella cucina locale (se ne fanno insalate, zuppe e minestre). Le più conosciute appartengono al genere Laminaria e sono la Undaria Pinnitifida (o Wakame in giapponese), la Laminaria Japonica o Digitata (Kombu), la Hijikia fusiformis (Hijiki), la Sargassum Fulvellum, e la Himmanthalia Elongata (Spaghetti di mare), tutte ad alto contenuto di fucoxantina [1,2].

Seppur come molecola sia stata isolata già nel 1914 (3), e caratterizzata nella sua struttura a fine anni ’80 (4), solo negli ultimi due decenni la fuco xantina ha calamitato l’attenzione degli studiosi per le sue proprietà terapeutiche. Si parla sempre più frequentemente negli ultimi anni della Fucoxantina come di un nutriente a largo spettro di funzionalità per il benessere dell’organismo (5), tanto da essere considerato un vero e proprio nutraceutico (6), cioè una sostanza o molecola contenuta negli alimenti capace di veri e propri effetti curativi oltre che nutritivi.
Veniamo finalmente alle proprietà terapeutiche possedute da questa straordinaria molecola “nascosta” tra le alghe dei mari del Pacifico occidentale e negli ultimi decenni sempre più oggetto di interesse da parte della comunità scientifica.

Attività di controllo dell’aumento ponderale (Anti-obesità).
Sovrappeso ed obesità problema sempre più diffuso , ed è quindi facile comprendere perché sia proprio su questa specifica proprietà della fuco xantina e dei suoi metaboliti, che gli studi scientifici (avviati con la sperimentazione su animali (2) e poi ampliati sull’uomo [7]) si siano concentrati a partire dai primi anni del nuovo millennio. Si è via via dimostrato infatti, che la fuco xantina ed i suoi metaboliti (fucoxantinolo (8) ed amarouciaxantina A) possiedono la capacità di ridurre il “grasso bianco” o grasso addominale (9) che è considerato abitualmente quello più dannoso in quanto collegato tra l’altro a malattie cardiovascolari, demenza senile, diabete . Il meccanismo attraverso cui la fuco xantina esercita questa capacità è quello di indurre anche nel tessuto adiposo bianco l’attività di particolari proteine dette proteine disaccoppianti (UCP1). Queste proteine, molto attive ed abitualmente presenti specificamente nel “grasso bruno” (tessuto adiposo predominante nei bambini e scarso negli adulti) hanno la peculiarità di ossidare gli acidi grassi, con produzione di calore (termogenesi), spingendo il metabolismo verso un “consumo” immediato e costante dei grassi, anziché verso il suo accumulo come tessuto adiposo (7,10).

Importante a tal proposito pare sia anche la capacità di questa molecola di alterare parzialmente l’attività degli enzimi coinvolti nella regolazione del metabolismo lipidico del tessuto adiposo viscerale (11). Alcuni studi sperimentali molto recenti hanno poi dimostrato che (a differenza di ciò che alcuni detrattori affermano) il metabolismo e la biodisponibilità del fucoxantinolo (metabolita attivo della fuco xantina) sono più elevati nell’uomo che non nei ratti da esperimento (12,13), smentendo l’opinione che indica questa molecola come poco efficace nella cura dell’obesità, per la sua scarsa assimilabilità. Ancor più a supporto della sua validità giungono poi i dati di una ricerca condotta pochissimi anni fa su 151 donne obese non-diabetiche studiate per alcuni mesi e confrontate con gruppi di controllo trattati con placebo. Il trattamento con 2,4 mg di fucoxantina per 16 settimane a regime calorico controllato di 1.800 kcal/die (14), ha dato come risultato un netto calo di peso con aumento del metabolismo basale, riduzione della pressione sanguigna, dei livelli di tireoglobulina e di altri valori ematici (proteina C reattiva, GOT, GPT, ?GT) tutti indicatori di un miglioramento dello stato di salute generale e della sua potenziale efficacia nel prevenire la sindrome metabolica.

Questo studio ha inoltre dimostrato che gli effetti sono dose dipendenti fino ad una somministrazione di 8 mg. e che l’assunzione di fuco xantina è facilitata dalla concomitante assunzione in egual misura di olio di semi di melograno (che contiene una grandissima quantità di acido punicico che è una sostanza nota per la capacità di prevenire diabete, malattie cardiache , aumento ponderale e tumori). A tal proposito studi precedenti avevano comunque dimostrato che è tutta una particolare classe di lipidi che “potenzia” l’assorbimento attivo della fuco xantina (15), ed anche se si attendono nuove conferme sperimentali potrebbe bastare provare ad associarli agli MCT ( triacil gliceroli a catena media, particolarmente presenti nell’olio di cocco ma più semplicemente anche nel latte ed ancor più nel burro) o ad olio di pesce (9) che si sono rivelati sperimentalmente altrettanto efficaci nel facilitare la penetrazione della fuco xantina nelle “cellule bersaglio”.

La fucoxantina tra l’altro pare intervenire anche nella genesi delle cellule adipose inibendo così a monte la creazione dei “depositi di stoccaggio” del grasso, con azione molto più marcata da parte del fucoxantinolo (8), che in tale attività viene superato per efficienza dall’amarouciaxantina (16).


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Effetto ipoglicemizzante (Potenziale anti-diabetico)
Questa molecola ancora “giovane” nelle sue applicazioni terapeutiche, ha mostrato più volte nelle sperimentazioni (per ora solo su animali da laboratorio), anche un valido effetto ipoglicemizzante dovuto alla riduzione dei livelli di insulina, soprattutto attraverso la regolazione dell’attività delle adipochine (enzimi contenuti nelle cellule adipose ed importanti mediatori infiammatori) (9). A questo si aggiunge l’evidenza che la fuco xantina agisce anche abbassando il rapporto insulina/glucagone (18) ed i livelli di glucosio ematico e migliorando anche l’insulino-resistenza (9, 19). Altri studi molto promettenti hanno evidenziato a tal proposito, che la fucoxantina agisce intervenendo sull’attività degli enzimi che controllano sia la produzione e regolazione del glucosio epatico, che la lipogenesi a livello del fegato (17).

Effetto epatoprotettivo
E’ chiaro da ciò che è stato precedentemente detto che la fucoxantina regolando la lipogenesi epatica eserciti anche un effetto epatoprotettivo, probabilmente anche attraverso la riduzione dell’attività di alcuni enzimi correlati alla sintesi degli acidi grassi epatici (17,18), ed è strettamente legata all’aumento di acido docosaesanoico (DHA)(5). Si è inoltre riscontrato, in un’altra sperimentazione su animali a dieta supplementata in grassi, che l’utilizzo di fuco xantina inibisce l’assorbimento lipidico, portando però contemporaneamente ad un aumento del peso e dell’escrezione fecale di lipidi (18).
Un diretto riscontro di ciò nell’uomo lo si è avuto dai risultati ottenuti nella sperimentazione prima citata sul campione di donne obese, che ha evidenziato tra l’altro una riduzione della steatosi epatica (in chi ne era affetto all’inizio della sperimentazione) ed un netto miglioramento dei test di funzionalità epatica, in tutte le partecipanti (14).   

Effetto sul sistema cardio-vascolare
Vien da se che, data la dimostrata efficacia nello stabilizzare tutti quei fattori correlati alla sindrome metabolica, (sovrappeso, diabete, ipertensione, infiammazioni croniche, e valori elevati di trigliceridi e colesterolo, sono anche importanti fattori di rischio cardiovascolare) la fuco xantina agisce anche da importante molecola “amica del cuore” (20,21). Non da meno, come già descritto, è l’importanza che ha la capacità della fuco xantina di promuovere la sintesi di acido docosaesanoico nel fegato, a totale beneficio del profilo lipidico altro noto fattore di rischio cardiovascolare (17). E’ bene tener presente che gli studi clinici hanno anche indicato che la “spinta metabolica” apportata dall’utilizzo della fuco xantina non “passa” per l’intervento sul sistema nervoso centrale, così che questa può avere un potenziale ruolo nella modulazione e prevenzione di svariate patologie ed in particolare nella riduzione dell’incidenza delle malattie cardiovascolari (22).

Effetto anti-tumorale
Premessa importante da tenere bene a mente è che, per ciò che riguarda l’uomo la mole di dati disponibili è quasi esclusivamente dovuta a ricerche in vitro, ma a tutt’oggi esistono non pochi dati sperimentali a supporto di questa importante proprietà posseduta dalla fucoxantina.
Prima di tutto la fucoxantina in questi studi sperimentali, ha mostrato di avere effetti inibitori su diversi tipi di cellule tumorali,sia inducendo in queste l’arresto di alcune fasi della replicazione cellulare sia intervenendo sull’espressione di particolari geni (23). Principalmente però un aspetto comune a tutte le linee cellulari tumorali è l’effetto di innesco da parte della fuco xantina di un fenomeno particolare detto apoptosi (una specie di “suicidio cellulare”) [24], che come è facile comprendere è la chiave principale della capacità di questa sostanza di inibire lo sviluppo e la crescita della massa tumorale. Positivi riscontri nella sperimentazione nell’uomo, ma sottolineiamo al momento solamente nella sperimentazione in vitro, si sono avuti relativamente alla leucemia promielocitica (24) e a quella delle cellule T (25) , al carcinoma epatocellulare (26) , al cancro della vescica (27) ed all’adenocarcinoma gastrico (28). In particolare per ciò che riguarda il cancro al colon (29) e quello della prostata (30), la sua spiccata efficacia è stata testata in vitro anche in maniera comparativa con altri carotenoidi noti oramai a tutti per le proprietà antitumorali (es. beta carotene), ebbene la fucoxantina in queste ricerche ha mostrato la più elevata attività antitumorale tra le sostanze prese in esame.

Tutto ciò ovviamente apre ulteriori importanti scenari di ricerca su questa molecola, che ripetiamo risulta ancora abbastanza “giovane” riguardo alla conoscenza delle sue molteplici capacità terapiche, ma che potrebbe segnare un futuro punto di svolta su più fronti a supporto della lotta ai tumori.

Effetto sul metabolismo osseo
La capacità di indurre l’apoptosi in numerose linee cellulari è la caratteristica che rende tra l’altro la fucoxantina una sostanza potenzialmente applicabile anche nel campo della prevenzione delle malattie a carico delle ossa e nell’artrite reumatoide (31). E’ stato verificato infatti che questa è capace di indurre l’apoptosi negli osteoclasti (cellule che erodono il tessuto osseo “da sostituire”) e di inibirne la differenziazione senza però intervenire allo stesso modo sugli osteoblasti (cellule che sintetizzano nuovo tessuto osseo) [32], la cui formazione in alcune sperimentazioni è risultata aumentata (33).
Attendiamo ancora qualche ulteriore conferma sperimentale ed il benessere delle nostre ossa tra non molto potrebbe avere un nuovo validissimo alleato accettato anche da chi non crede alla sua efficacia.


Effetto anti-ossidante
Essendo un carotenoide risulta intuitivo che questa (nonostante non venga trasformata nel nostro organismo in vitamina A) sia anche una molecola dalle spiccate proprietà antiossidanti, ed alcuni studi hanno dimostrato come nei ratti, sia capace di ridurre lo stress ossidativo da carenza di Vitamina A(34). Le sue proprietà antiossidanti sono da associare principalmente alla capacità di sequestrare le specie ossigeno-reattive, caratteristica che risulta poi essere uno dei fattori determinanti anche per la sua capacità di prevenire talune malattie (35). A questa proprietà contribuisce anche la riconosciuta capacità di neutralizzare i radicali liberi (1), in particolari condizioni, in maniera anche molto più efficace, rispetto ad altre ben note sostanze anti-ossidanti (luteina, licopene, betacarotene)[36]. Gran parte di questa accresciuta capacità, pare sia dovuta alla sua particolare struttura molecolare che le permette di essere meglio predisposta a legare queste sostanze pericolose fungendo da vero e proprio “spazzino delle tossicità circolanti”, tutto ciò a piena tutela del benessere generale delle nostre cellule (1,36).

Efficacia sull’epidermide
Facendo riferimento alle proprietà antiossidanti altri studi hanno evidenziato che la fuco xantina nei fibroblasti umani riduce sensibilmente le specie reattive generate dall’esposizione alle radiazioni ultraviolette B (37), innalzandone il tasso di sopravvivenza, e suggerendo una sua specifica efficacia contro i danni epidermici da sovraesposizione al sole. Altre conferme sono arrivate da studi nei quali è stata dimostrata la capacità della fuco xantina (assunta per via orale o applicata per via topica) di inibire la melanogenesi nei melanomi, la iper-pigmentazione epidermica indotta da esposizione ad UV e l’attività della tirosinasi (38), nonché negli animali da laboratorio di rallentare il foto invecchiamento epidermico, e la formazione di rughe in seguito ad applicazione topica (39). Questa proprietà ancora una volta passa per la sua capacità di ridurre la sintesi delle prostaglandine e l’espressione dell’ormone stimolante i melanociti (38). Anche in questo campo quindi le prospettive di un utilizzo cosmetico e foto-schermante ad azione anti-age, non sono poi così lontane a venire.

Effetto anti-infiammatorio
Intervenendo sull’espressione delle Cox-2 e riducendo i livelli di prostaglandine E2, interleuchine, ossido nitrico e TNF-alfa, tutti importanti mediatori dell’infiammazione (40,41), la fucoxantina esibisce anche un buon potere antinfiammatorio (42). Importante nell’accrescere questa particolare proprietà è la capacita di operare anche sui mastociti (43), cellule abitualmente coinvolte nella prima risposta infiammatoria.

Effetto anti-angiogenico (riduzione della vascolarizzazione)
In vitro, seppur ancora tutta da approfondire, anche questa capacità comunque già suffragata sperimentalmente, apre importanti prospettive di applicazione per la fucoxantina nella prevenzione di tutte quelle affezioni legate in diversa maniera ai processi di angiogenesi (sviluppo di nuovi vasi sanguigni). La fuco xantina infatti ha mostrato di esser capace di ridurre sia la lunghezza che la formazione di nuovi vasi sanguigni nonché di sopprimere significativamente la differenziazione delle cellule endoteliali (44). Aterosclerosi, psoriasi o retinopatia diabetica ad esempio, potrebbero così avere tra non molto, un nemico verde in più.

Efficacia anti-malarica
Ebbene si, uno studio del 2008 ha mostrato la capacità da parte della fucoxantina di inibire in vitro anche la crescita del plasmodio della malaria (45). Anche se necessitano ulteriori studi per comprenderne il meccanismo d’azione, pare che questo sia legato alle proprietà antiossidanti di questo “prodigio dei mari d’Oriente”.

Sicurezza, Tossicologia e Dosaggio.
Sebbene la fucoxantina e soprattutto i suoi metaboliti possano essere accumulati nell’organismo per periodi abbastanza lunghi (l’accumulo di Amaurociaxantina A nelle cellule adipose è alla base della sua particolare efficacia sulla massa grassa [12]), in modelli animali non è stata evidenziata tossicità (46), ne mutagenicità (47). Quando testato per la sua capacità di produrre mutazioni genetiche il fucoxantinolo ha dato esiti negativi in tutti i test in vitro, e dosaggi di 2 mg/kg. di peso non hanno dato luogo ad alcun effetto collaterale a breve termine (46).
Per quanto riguarda il dosaggio nell’uomo è sicuramente testata con efficacia l’assunzione di 2,4 mg./die di fucoxantina per 16 settimane(14), ma anche sperimentazioni con dosaggi fino agli 8 gr./die hanno dato risultati senza effetti collaterali (48).

Infine è bene ricordare che l’utilizzo di prodotti controllati e titolati per il contenuto percentuale di fucoxantina attiva, grazie agli stessi processi di produzione, rendono sicuro il consumo anche nei soggetti affetti da affezioni tiroidee, in quanto il contenuto di iodio e ridotto a poche parti per milione (le alghe sono molto ricche di iodio). Naturalmente dato il suo effetto ipoglicemizzante è da sconsigliare l’utilizzo nei soggetti diabetici.

Un’ ultima nota la dedichiamo alla storia della” nascita” della fucoxantina come sostanza terapica, storia molto curiosa e soprattutto come capiremo tra poco, anche molto cara al sito che ospita queste incursioni nel mondo dei fitoterapici.

Al servizio dell’esercito sovietico di stanza in Afghanistan alla fine degli anni ’70 Zakir Ramazanov, laureato all’Università di Stato del Caucaso settentrionale e specializzato in fisiologia vegetale, grazie ad un suo commilitone scoprì un infuso ottenuto dalle radici di una pianta siberiana dalle straordinarie proprietà energizzanti, capace di potenziare lo stato sia fisico che mentale di chi le assumeva. Questa straordinaria esperienza, al termine del servizio militare, fu per questi una ulteriore spinta ad interessarsi alla natura ed alle applicazioni che le sostanze che essa può regalarci potevano avere nel quotidiano, con particolare attenzione alle alghe e nello specifico per quelle brune, divenute nel tempo sua personale “passione professionale”. Ed è grazie agli studi scientifici da quest’ultimo effettuati nei primi anni del nuovo millennio, che ha origine il riscoperto successo terapeutico della fucoxantina, supportato sempre più negli anni da accertate conferme sperimentali della sua efficacia ad oggi non ancora del tutto esplorata.

Dimenticavo, il nome della pianta siberiana dal decotto a gran potere energizzante ed adattogeno “scoperta” dal dott. Ramazanov, ed alla quale quest’ultimo ha dato un forte contributo alla diffusione in America delle sue proprietà curative è Rhodiola Rosea (49) ……. da considerarsi quindi, per quel che se ne può dedurre, la “madre storica” degli studi scientifici sulle proprietà terapeutiche possedute dalla fucoxantina.
Ed allora non ci resta che dire: “Grazie Rhodiola”.





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