Iperico: contro la depressione

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13/08/2014

Iperico: antidepressivo naturale contro la depressione leggera - Indicazioni, controindicazioni e interazioni

Iperico, Erba di S. Giovanni, Cacciadiavoli, Millebuchi, Erba della flagellazione di Cristo.  Questi i nomi più diffusi con i quali è conosciuto l’Hypericum perforatum, pianta perenne che fiorisce in Maggio-Agosto lungo le strade e nei prati incolti ed a scarsa irrigazione; nomi che forniscono precise indicazioni su caratteristiche estetiche ed applicazioni nella medicina tradizionale di questo rimedio terapeutico che vanta origini secolari.

Ecco l'antidepressivo naturale

Ippocrate fu uno dei primi a dissertare delle sue proprietà curative ed altrettanto accertato poi è il suo ampio utilizzo da Dioscoride (1) e Galeno, mentre Plinio il Vecchio ne cita l’utilizzo per il trattamento delle ustioni (2). Nel suo “I discorsi”  il Mattioli (medico e botanico senese, considerato l’ autore del più diffuso erbario della seconda metà del Cinquecento) cita: “….chiamasi volgarmente l’Hiperico perforata per l’havere egli le fronde sue tutte perforate da minutissimi punti…” ed oltre ad indicarlo come ottimo diuretico ed emmenagogo (favorisce l’afflusso di sangue in zona pelvica e quindi le mestruazioni) gli attribuisce capacità antimalariche e curative nelle ustioni. Anche in epoca precedente comunque sulla base medica dell’antica dottrina dei segni veniva usato per la cura di ferite da armi da punta (lancia, pugnale, freccia, spada), frequenti già nei primi secoli del primo millennio  sembrando le sue foglie attraversate da piccole perforazioni. In realtà i minuti puntini che rivestono il margine inferiore della lamina fogliare sono nient’altro che microscopiche ghiandole (nelle quali sono contenute gran parte delle sostanze a capacità curativa), che se strofinate tra le dita rilasciano un caratteristico olio dal colore rosso. Se a questo aggiungiamo che il periodo di massima fioritura è intorno al 24 giugno festa di S. Giovanni (ricordiamo anche che il Battista fu decapitato con gran spargimento di sangue), ecco che la leggenda popolare narra che quel che si vede sulle foglie siano le gocce del suo sangue, con piccole zone traslucide dovute alle lacrime da quest’ultimo versate.

Un buon prodotto che consigliamo, presente nel nostro negozio è Iperico in compresse di KOS

Il nome Iperico deriva secondo alcuni dal greco hyper che significa sotto ed erike che sta per la pianta di erica a connotare l’indicazione che questi cresce di solito al di sotto delle eriche; secondo altri è dato dalla fusione di hyper ed eikon  sopra l’immagine, derivato dall’antica usanza di porre fiori di questa pianta sulle immagini sacre per attirarne influssi benevoli ed allontanare gli spiriti del male (3); da qui l’altro nome attribuitogli di “scaccia diavoli”.

L’Iperico originario dell’arcipelago britannico cresce oggi diffusamente, anche in maniera spontanea, in tutta Europa, nell’ Asia occidentale e nell’Africa settentrionale (4) e negli U.S.A., su terreni asciutti in zone a clima temperato fino ad altitudini di circa 1600 m.

La pianta ha fusto rigido legnoso d’altezza tra i 30 ed i 100cm., le foglie sono di solito disposte a coppie opposte l’una contro l’altra e caratteristicamente ornate di punteggiature rosse ai bordi; cinque petali disposti a stella di un intenso colore giallo ne caratterizzano le numerose infiorescenze, la componente terapicamente attiva.

E parlando di componenti attive dal punto di vista curativo, l’Iperico ne contiene svariate ed in buone percentuali. I tannini in forma di catechine e proantocianidine (epicatechine, catechine e leucocianidine) sono la classe maggiormente presente con contenuti tra il 6,5 ed il 15%.

I flavonoidi anch’essi abbastanza presenti, ricoprono una percentuale tra il 2 ed 5 %  per la maggior parte caratterizzati dall’ iperoside e dalla rutina con buone quantità anche di quercitrina, isoquercitrina, quercetina e keampferolo. Degno di nota infine sono i contenuti in bioflavonoidi, iperforina, ipericina e pseudoipericina,  acidi fenolici (ferulico, clorogenico, caffeico), sitosterolo, olio essenziale ricco di ?-pinene, vitamine C ed A (5,6,7,8).

Concentriamo adesso la nostra attenzione sui campi di applicazione terapeutica dell’ Iperico ed in quali casi questa può esserci di supporto per la risoluzione delle affezioni che possono talvolta disturbare un sano procedere del nostro quotidiano.

Cominciamo con il dire che l’utilizzo terapeutico principale che di questa pianta si fa è quello relativo al trattamento della depressione, anche alla luce del suo storico impiego fin dai tempi del medico svizzero Paracelso, il quale già nel XVI° secolo lo “consigliava” per il trattamento dei disordini mentali (9,10) .

Nel 1999 in Germania l’Iperico risultava prescritto approssimativamente 20 volte più frequentemente della fluoxetina (Prozac) molecola di prescrizione elettiva in U.S.A. per il trattamento della depressione (11), con punte di circa 130 milioni di dosi giornaliere di prodotto prescritte contenente Iperico (12); senza contare che negli stessi U.S.A. nel 2000 risultava il 5° supplemento dietetico più venduto dopo esser stato nei 2 anni precedenti il 2° di questa particolare classifica di vendite (13).

Negli ultimi trent’anni decine di studi clinici controllati hanno approfondito e dimostrato scientificamente l’utilità degli estratti di Iperico nel trattamento di depressioni medie e moderate (9). Tra questi, studi recenti hanno identificato nella iperforina la sostanza maggiormente responsabile di questa capacità antidepressiva (14, 15, 16), capacità dovuta principalmente alla capacità di inibire la ricaptazione di dopamina, acido glutamico e serotonina, importanti neurotrasmettitori implicati direttamente nel nostro benessere psichico (17, 18) . L’Iperico può inibire inoltre sia la ricaptazione di neuro peptidi che quella di specifici neuro steroidi, stabilizzando il loro contenuto all’interno dell’organismo ed andando così ulteriormente a modulare e risolvere “alla fonte” le affezioni di natura psichica (17, 14, 19).

Non da meno nella sua azione antidepressiva sembra essere il contributo dato dall’effetto modulatorio sull’espressione delle citochine, ed in particolare della interleuchina 6 (IL6) che regola il tasso di cortisolo (conosciuto come l’ormone dello stress), riducendone la quantità in circolo (20). In base ai risultati di altri studi infine,  l’aumento dei recettori attivi per la serotonina e l’aumento di secrezione notturna di melatonina registrata potrebbero potenziare la suddetta azione antidepressiva (21).

Potremmo qui continuare a discorrere di decine di altri rigorosi studi scientifici, svolti negli ultimi vent’anni sull’efficacia dell’Iperico nel trattamento delle depressioni meno gravi, ma preferiamo limitarci ad aggiungere che:
- da un’analisi comparativa svolta su 27 studi che hanno coinvolto 2291 pazienti si sono confermati i risultati di tutti gli studi precedenti (22) che indicavano una netta superiorità dell’Iperico rispetto all’utilizzo del placebo (23) con punte anche del 50% (24);
- più di uno studio condotto comparando l’efficacia dell’Iperico con l’imipramina nel trattamento di casi di depressione non grave, ha dimostrato la sua equivalenza, al costo di effetti collaterali di minor entità e frequenza (25, 26).

Rispetto alla già citata fluoxetina (Prozac) sarebbe risultato altrettanto efficace in pazienti depressi  e/o soggetti ad attacchi d’ansia (27, 28), facendo registrare nelle sperimentazioni una tolleranza migliore rispetto ai farmacii SSRI (inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina)  ed un numero inferiore di effetti collaterali registrati in termini sia di tipologia che di numero dei pazienti interessati (29).

In due differenti lavori pubblicati entrambi nel 1994 (30, 31) è stata dimostrata per l’Iperico un efficacia antidepressiva paragonabile se non maggiore alla maprotilina (antidepressivo tetraciclico) senza causare variazioni nello stato di attenzione, anzi migliorando la recettività, la memoria e la concentrazione dei soggetti in esame (31).

E se ciò non dovesse bastare ricordiamo che l’Iperico è stato considerato da alcuni ricercatori, che nel 2001 a quest’ultimo hanno dedicato un articolo pubblicato su una nota rivista scientifica ,“…il Prozac del regno vegetale” (32) ……. ma con controindicazioni pressoché nulle e soprattutto una migliore tollerabilità rispetto a fluoxetina e farmaci triciclici e tetraciclici.

Di rilevante importanza scientifica sono anche i riscontri ottenuti utilizzando l’Erba di S. Giovanni per il trattamento di soggetti affetti da sindrome depressiva stagionale (SAD) (33,34), ed in quelli con diagnosi di disturbo ossessivo-compulsivo (35)

Ma l’utilizzo terapeutico di questa pianta non si esaurisce al suo utilizzo per la cura delle affezioni psicologiche di media e/o moderata entità. Nella fitoterapia tradizionale europea infatti, è molto noto e negli ultimi anni anche ben confermato dai risultati  sperimentali ottenuti anche il suo utilizzo esterno per il la cura di ferite ed ulcerazioni di diverso genere. (36).
Anche per il trattamento delle scottature ,l’applicazione topica di estratti di Erba di S. Giovanni si è rilevata estremamente risolutiva (36) in taluni casi anche in maniera più significativa rispetto ai farmaci abitualmente utilizzati (fenitoina)(37), grazie anche alla sua attività antiflogistica congiunta a quella anestetica che accelerano i processi di riparazione epidermica (38), rendendolo così utile nel trattamento di psoriasi, secchezza della cute, invecchiamento cutaneo ed imperfezioni cutanee post-acneiche.

Importante è anche il suo utilizzo in formulazioni come  crema per la risoluzione delle dermatiti atopiche (39,40).

L’uso esterno è facile comprendere è quindi consigliato anche per la sua efficacia nell’ alleviare i tipici dolori muscolari associati alla mialgia (36, 38).

A tal proposito da non sottovalutare è anche il suo utilizzo potenziale per alleviare tutta la sintomatologia da affaticamento confermata anche da un importante studio pilota effettuato a fine anni ’90 (41); periodo fertile per la ricerca e sperimentazione dei vari campi terapeutici di applicazione di questa pianta che è risultata molto utile anche per “rendere più lieve” la sindrome pre-mestruale (42) ed “accompagnare con leggerezza” le donne verso la menopausa (43) attenuandone i sintomi e migliorando la sessualità  nelle donne di mezza età.

Da ricollegare alla presenza di ipericina e pseudoipericina (capaci di inibire la proteichinasi C) è invece l’attività antivirale, in particolare contro virus influenzale ed herpes simplex (44, 45). Riguardo all’efficacia contro i virus herpetici (Herpes simplex e zoster) è da aggiungere che grazie alle congiunte  proprietà antiretrovirali (46, 47),  immunomodulanti (48, 49), antivirali (45) e cicatrizzanti (36, 38) possedute dall’oleolito di Iperico, una sua tempestiva applicazione locale determina l’arresto del decorrere della malattia e la sua contemporanea risoluzione nonché una netta e veloce “riparazione” del danno epidermico occorso. Altrettanto conosciute sono le proprietà antibatteriche contro lo  Staphiloccocus Aureus resistente al trattamento con meticillina (50,51).

Non apriamoci ad entusiasmi spropositati ma una ricerca tutta italiana del 2008 (52) ha dimostrato che l’ipericina può tra l’altro interagire massivamente con la  formazione delle proteine beta-amiloidi responsabili dell’insorgere dell’Alzheimer. Se a questo aggiungiamo che già studi precedenti avevano evidenziato un’azione neuro protettiva da parte dell’Iperico (53), e pochi anni fa gli studi condotti da un team di ricercatori spagnoli hanno suggerito che l’erba di S. Giovanni sia in grado di ridurre la degenerazione neuronale tipica del morbo di Parkinson (54), possiamo augurarci che se altri studi dovessero ulteriormente avvalorare tutto ciò, un nuovo supporto curativo tutto naturale andrà ad aggiungersi ai “nemici” delle malattia neuronali degenerative.

 Tutto italiano è anche lo studio pubblicato sull’ European Journal of Cancer nel 2009 (55) che in vitro l’iperforina ha una forte azione antiangiogenica, cioè agisce sulle cellule che promuovono la vascolarizzazione, anche quella indotta dai tumori nel corso della loro formazione. Prospettive di applicazione in questo ambito terapeutico le fornisce da qualche anno anche un'altra sostanza contenuta nell’iperico, l’ipericina. Questa a causa delle sue proprietà citotossiche (uccide le cellule) quando esposta a luce di una specifica lunghezza d’onda (56) potrebbe essere utilizzata in combinazione con il laser per il trattamento di particolari forme tumorali come ad esempio quelli prostatici (57) e nei gliomi (58).
Ed anche in questo caso anche se è presto per aprirsi ad una valida applicazione pratica di massa questi studi scientifici preliminari forniscono ad oggi un valido filone di ricerca per lo sviluppo come detto di supporti naturali alla lotta contro specifiche forme tumorali (59).

Ed infine se a qualche bambino dovesse scappare troppo spesso la pipì a letto, anche in questo caso in soccorso potrebbe giungere il nostro Iperico che in una ricerca pubblicata nel 2000 ha dimostrato la sua efficacia anche nelle incontinenze notturne in età pediatrica (60), proprietà dovuta probabilmente all’azione ansiolitica (iperforina e bis flavoni) .

Controindicazioni,  effetti collaterali e dosaggio
La German Commission E  non identifica controindicazioni di utilizzo sia nella sua ed. 1984 che nella revisione 1990 (36), anche se molto studiate sono le interazioni con altri farmaci ed in particolare gli antidepressivi, di cui discuteremo nel successivo paragrafo. Seppur non esistano restrizioni riguardo all’assunzione in gravidanza ed in fase di allattamento la OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), a causa della ridotta mole di dati scientifici a proposito, raccomanda la sua assunzione sempre comunque sotto consiglio medico (61). Riguardo agli effetti collaterali questi sono statisticamente irrilevanti, come confermato dai soli 95 casi riportati dal German Adverse Drug Reaction Recording System su circa 8 milioni di utilizzatori in un lasso di tempo di 8 anni tra il 1991 ed il 1999 (62); in particolare questi sono caratterizzati da reazioni allergiche a livello epidermico, incremento dei tempi di protrombina e disturbi gastrointestinali. In taluni casi si sono rilevati dei fenomeni di fotosensibilizzazione, con eritema in seguito ad esposizione al sole e/o agli UV ,anche se questi sono molto rari e di solito associati all’assunzione di Iperico in sovradosaggio (1.800 mg giornalieri) (63,64).

A proposito del dosaggio infine, è da dire che in base alla maggior parte degli studi medici effettuati in proposito, questo non dovrebbe superare negli adulti la quantità di 900 mg al giorno; ancor meglio se questa è distribuita in assunzioni da 300 mg. per tre volte nel corso della giornata (5,9). Nei bambini la quantità consigliabile è di 300 mg/die  e negli adolescenti non oltre i 600 mg./die.
Riguardo alla dose efficace per il trattamento della depressione, tenendo presente che l’iperico impiega un tempo un po’ più lungo rispetto ai farmaci di sintesi per raggiungere la sua piena efficacia, l’assunzione giornaliera di dosi di circa 900 mg. deve essere valutata su un lasso di tempo di non meno di 5-6 settimane (65,66).
Per l’impiego topico nella cura di piaghe, piccole ferite, piaghe ed ustioni oramai ampiamente diffuso è l’utilizzo di infusi al 5%,  olio e/o crema dal titolo standardizzato.

Interazioni con altri farmaci
Essendo un vero e proprio “farmaco verde” anche l’Iperico va assunto osservando strettamente le indicazioni di utilizzo che le sue caratteristiche curative consigliano. Ci riferiamo in tal senso al fatto che spesso, ed in particolare quando si decide di assumere l’ Erba di S. Giovanni in “automedicazione”, non si tiene in considerazione che il suo utilizzo può andare ad interferire con l’efficacia di altri farmaci “sintetici” alterandone le concentrazioni nell’organismo . In particolare si è più volte riscontrato sperimentalmente che gli estratti di Iperico ed in particolare l’iperforina modificano l’espressione  di una particolare molecola, il citocromo P450 (67,68). Questa molecola che per molti è solo un numero astruso, è bene ricordare è la responsabile del metabolismo di quasi un centinaio di farmaci e numerosi “composti endogeni” tra i quali inibitori delle proteasi, alcuni antistaminici e contraccettivi orali, molecole bloccanti i canali del calcio, benzodiazepine, anticoagulanti, antibiotici macrolidi, ketoconazolo e cortisolo solo per citare le classi più diffuse (69). Da tenere in giusta considerazione è anche l’evidenza sperimentale  della sua influenza sulle concentrazioni plasmatiche dell’indinavir importante farmaco utilizzato nel trattamento dell’HIV-1 (70), e della ciclosporina farmaco antirigetto di elezione (71,72).

Da tenere sempre bene a mente infine è la precauzione di non utilizzare contemporaneamente Iperico e farmaci SSRI per evitare la sindrome serotoninergica (data dal sovraccumulo di serotonina in circolo) (73), fenomeno particolarmente pericoloso nei soggetti anziani (68)
Concludiamo questo nostro viaggio alla scoperta di questa pianta dalle molteplici proprietà terapeutiche, con una curiosità folckloristica legata ad uno dei suoi nomi derivati dalla tradizione orale.

Secondo una antica leggenda fu Satana in un suo momento di ira a forare le foglie della pianta. Si narra infatti, che un rigagnolo del sangue di San Giovanni Battista interruppe il passo di una folta schiera di seguaci del re del male, sicché la conseguente punizione satanica per la pianta fu questo “piccolo supplizio fogliare” che ne caratterizzò uno dei nomi con il quale è conosciuto: Millebuchi (Millepertuis in francese) .

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