CARDO MARIANO: proprietà sul fegato, nell'allattamento e controindicazioni

Il CARDO MARIANO è una pianta interessante per le sue proprietà salutistiche a carico del fegato e per l'aiuto nell'allattamento con poche controindicazioni note.


Postato il: 12/02/2013


Il cardo mariano (Silybum marianum) è una asteracea annuale o biennale che cresce spontaneamente nei luoghi incolti, caldi, asciutti e rocciosi e fiorisce fra giugno ad agosto. E’ una pianta originaria dell’Europa meridionale, Sud della Russia, Asia Minore e Africa Settentrionale ma è stata naturalizzata anche in altre zone come Nord e Sud America e nel Sud dell’Australia.
E’ in grado di raggiungere i 2 metri di altezza, producendo uno stelo eretto di grandi dimensioni da cui si sviluppano foglie dotate di bordi pungenti e un solo, grande fiore viola.

proprietà salutistiche del cardo mariano

Silybum' è il nome dato da Dioscoride ai frutti commestibili mentre 'Marianum' ha un’origine del tutto spirituale: deriva dalla leggenda che vuole che le venature bianche che attraversano le foglie della pianta siano state create da una goccia di latte della Vergine Maria. La tradizione popolare narra che Maria, al momento di lasciare l'Egitto, era in cerca di un posto per allattare il Bambin Gesù e trovò riparo in uno scrigno formato dalle foglie spinose di cardo mariano. Da questa leggenda nasce la credenza popolare che la pianta sia un valido aiuto per le madri che allattano. Questa leggenda spiega tutte le altrre donominazioni attribuite a questa pianta: cardo di Santa Maria, cardo della Madonna, cardo Santo, cardo della Santa Vergine o corona di Cristo. Inoltre una delle prime notizie del cardo mariano si trova nel Bibbia (Genesi 3:18).

Il cardo mariano è stato utilizzato fin dai tempi antichi da medici ed erboristi per il trattamento di una vasta gamma di disturbi del fegato e della cistifellea, tra cui l'epatite, la cirrosi e l’ ittero, e contro l'avvelenamento da tossine chimiche e ambientali come morsi di serpente, punture di insetto e avvelenamento da funghi (per esempio Amanita Phalloides) [1,2].

Uno dei più antichi riferimenti noti sull'uso medicinale di questa pianta viene dal medico greco Dioscoride che consigliava di preparare un tè per coloro che venivano morsi da un serpente. Plinio il vecchio scrisse che mescolare il succo della pianta con del miele era un valido rimedio per “eliminare la bile”.

L’estratto grezzo contiene il 15-30% di lipidi, in forma di trigliceridi, acido linoleico, oleico e palmitico, circa il 30% di proteine, zuccheri (arabinosio, ramnosio, xilosio, glucosio), steroli e flavonoidi tra cui quercetina e taxifolina. Tuttavia, i costituenti riconosciuti come responsabili dell'attività sono i flavolignani. La miscela di flavolignani di cardo mariano è detta silimarina (costituita da silibina, silicristina, silidianina e isosilibina), che è il costituente principale e maggiormente attivo da cui derivano le proprietà terapeutiche [3]. E’ presente in alte concentrazioni nel frutto della pianta, mentre in misura molto minore nelle foglie e nei semi.

La pianta del cardo mariano è forse una delle piante più studiate per le sue ormai dimostrate proprietà in ambito fitoterapico. Da diversi studi farmacologici eseguiti è emerso che i principi naturali di cui è naturalmente ricco, esercitano principalmente una funzione di protezione a livello del fegato, e contemporaneamente hanno effetti antiossidanti, antiinfiammatori e antifibrotici, stimolando la biosintesi delle proteine e la rigenerazione epatica [4-7].
Per questi motivi è stato osservato che, in caso di epatite virale, l’assunzione di cardo mariano, può esercitare un’azione positiva riducendo in maniera marcata i sintomi come urine scure e itterizia [8] e agendo sulla cascata infiammatoria indotta dall’infezione [9].
Studi clinici in pazienti con danni epatici da eccessivo consumo di alcool oppure in stato cirrotico mostrano come il consumo regolare di estratto di cardo migliori alcuni parametri ematici associati al danno epatico e riduca la progressione del danno [10-12].
Infine, secondo antiche tradizioni popolari, il cardo mariano è stato utilizzato dalle donne che allattano per le sue proprietà galattogene. Questa sua proprietà è stata studiata sia in donne [13] sia in animali da allevamento [14] ed è emerso che il suo consumo aumenta effettivamente la lattazione, risultando quindi un valido aiuto per il trattamento della lattazione insufficiente.

Controindicazioni note.
Non sono emersi ad oggi effetti tossici o secondari del Cardo Mariano tuttavia è controindicato in soggetti con calcoli o occlusioni alle vie biliari poiché l’eliminazione avviene prevalentemente per via biliare.






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